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[FCA] La Panda non é il vaccino: quando per lo “scenzato” la vita umano vale meno di una scossa

LA PANDA NON È IL VACCINO…

QUANDO PER LO “SCENZIATO” LA VITA UMANA VALE MENO DI UNA SCOCCA.

Ma chi è Roberto Burioni?

Basta ritornare qualche mese addietro quando in una delle due presenze da Fabio Fazio su Rai Uno affermava che il coronavirus per l’Italia non era pericoloso perché era presente solo in Cina e con il blocco dei voli con la Cina il rischio per l’Italia era “zero”.

Nella stessa trasmissione lui e il ministro Speranza magnificavano la sanità italiana che poi ha fatto acqua da tutte le parti, e in particolare in Lombardia dove, sulla carta, ci doveva essere l’eccellenza sanitaria nazionale.

Sanità pubblica distrutta dalla corsa al profitto che ha sostituito buona parte della sanità pubblica con la sanità privata e attuata da politici come Speranza e non contrastata, ma spesso sostenuta da medici come Burioni.

Da questa posizione ottimista, dopo qualche settimana, quando i morti in Cina si moltiplicano e qualche caso di contagio incomincia a verificarsi anche in Italia, Burioni cambia il tiro e le sue dichiarazioni prendono subito un’altra piega invitando tutti a restare a casa.

ROBERTO BURIONI PERCHÈ CAMBIA IDEA SULLA GRAVITÀ DEL CORONAVIRUS?

LO FA IN BUONA FEDE, OPPURE IN MALA FEDE?

Ogni pensiero è lecito soprattutto quando nei due casi Burioni si schiera sempre dalla parte dei padroni.

La prima posizione, quella iniziale ha legittimato le scelte scellerate di Confindustria che spingeva con tutte le organizzazioni politiche sia regionali che nazionali a tenere le fabbriche aperte sottovalutando la pericolosità del virus, e non a caso quelle scellerate posizioni hanno fatto migliaia di morti sia in fabbrica che sul territorio nazionale.

La seconda posizione è stata tutta a sostegno di una rigida quarantena.

Ma, il nostro Burioni, di solito così polemico nei confronti di chi la pensa in modo diverso, non ha mai criticato Confindustria e il governo che, mentre a chiacchiere dicevano che le attività “non essenziali” sarebbero state chiuse, di fatto tenevano tutto aperto dove il profitto lo richiedeva, “essenziali” o meno che fossero quelle attività.

L’ultima perla di Burioni è di ieri avallando, come consulente “scientifico”, un accordo tra sindacati e azienda per la riapertura, proprio con una parte datoriale che è la più forte in Italia, la FIAT.

Un accordo che legittima l’azienda e costringe migliaia di operai a varcare i cancelli delle fabbriche mettendo a rischio la vita e un’intera collettività tra operai e le proprie famiglie.

Burioni è sempre sulla cresta dell’onda con le sue immancabili presenze televisive.

Sembra uno che ha sempre la critica giusta.

Ma di fatto le sue posizioni non sono mai in contraddizione con quelle degli industriali e, spesso, sono funzionali ai suoi interessi privati.

Quando fu tra i più determinati sostenitori della vaccinazione a tutti i costi, si scoprì che aveva brevettato direttamente, insieme a colleghi di affari, diversi vaccini.

Quando oggi partecipa alla sperimentazione alla Ferrari il progetto ‘Back on Track’ (‘Torna in pista’), nato dalla collaborazione con un pool di virologi ed esperti per creare le condizioni sanitarie e di sicurezza, dicono loro, per far ripartire le produzioni.

Quando diventa garante per il ritorno “sicuro” in fabbrica per la FCA.

Se fosse lo scienziato che dice di essere farebbe bene a lavorare sulla soluzione vera del problema, cioè trovare un rimedio medico contro il virus.

Ma evidentemente è più interessato ad altre cose che gli riescono meglio, come dare il culo ai padroni.

La Fiat è abituata a comprare personaggi “immagine” come Ronaldo pagato centinaia di milioni.

I suoi soldi fanno gola anche al virologo e “scienziato Burioni” che, nemmeno conoscendo una fabbrica, senza nemmeno mai varcare i cancelli di una fabbrica, gli firma un lasciapassare “scientifico” e condanna al “contagio” migliaia di operai e le proprie famiglie.

SI COBAS FCA